Il bergamotto (Citrus bergamia) è un frutto prezioso e misterioso che si coltiva estesamente in provincia di Reggio Calabria, lungo la fascia costiera che si estende da Villa San Giovanni a Brancaleone, con presenza di piante fino a Monasterace. L’agrume ha forma sferica e assume, a maturazione completa, il colore giallo.
Sia come prodotto medicamentoso che come prodotto nutraceutico è annoverabile tra i “superfood” e “functional food”, ovvero come prodotto antiossidante a pieno titolo inserito nella Dieta Mediterranea.
Secondo gli storici, è nato dall’incrocio di limetta/pompelmo o cedro con arancio amaro. La prima piantagione intensiva fu realizzata intorno al 1750 da Nicolò Parisio del Cardinale (aka Nicola Parisi) nel fondo denominato Rada dei Giunchi, situato di fronte all’area dove oggi si trova, nel cuore della città di Reggio Calabria, il Lido comunale Zerbi. L’area di coltivazione è classificata come “tropicale temperata umida” e ha il suo baricentro geografico nel territorio di Melito di Porto Salvo.
Esistono coltivazioni “concorrenti” in Costa d’Avorio, Argentina e Brasile, ma l’essenza ottenuta in questi luoghi è di scarso valore e non comparabile con quella reggina.
La superficie coltivata nel Reggino è di circa 1.500 ettari, con una produzione media di 100 tonnellate di essenza. Per ottenere un chilo di essenza occorrono 200 chilogrammi di frutti. Ogni pianta adulta può produrre fino a un quintale di frutto nelle annate migliori.
Il bergamotto è coltivato in tre varietà: “femminello”, “castagnaro” e “fantastico”. I fiori (zagara) sono bianchi e molto profumati; le foglie sono lucide e carnose come quelle dell’arancio e non cadono mai. Il frutto fresco non è venduto commercialmente, si trova solo dai contadini ed è disponibile da novembre a marzo.
L’origine del nome “bergamotto” è incerta e avvolta nel mistero. Esistono diverse ipotesi:
- Origine spagnola: Secondo la leggenda, deriverebbe dalla città spagnola di Berga, vicino a Barcellona, dove il frutto sarebbe giunto dalle Canarie nel Rinascimento.
- Origine linguistica: Altri individuano l’origine nella combinazione delle parole “pergamena” e “motta” (difesa della pergamena), per le proprietà antisettiche che proteggevano le pelli animali da muffe e insetti.
- Origine dialettale calabrese: Il termine “Becamortu” o “bacamortu”, usato nel reggino, deriverebbe dal verbo “becari” (tranquillizzare), riferendosi all’uso dell’essenza nelle pratiche di inumazione.
- Origine turca: Simon Barbe, profumiere francese, nel 1693 sosteneva che fu chiamato bergamotto per la somiglianza con la pera bergamotta, il cui nome derivava da “beg-armudi” (“principessa/signora delle pere” in turco).
- Altre ipotesi: il cartografo e botanico Bartolomeo Clarici (1664–1725) riportava due teorie: derivazione da Bego, principe d’Epiro, oppure da “Lumia Bergamotta” per la somiglianza con le pere trasportate da Bergamo in Europa. (Per la diceria su Bergamo, cfr. anche più avanti Nota 1 su Spanò Bolani)
Il Bergamotto di Reggio Calabria è davvero speciale: con il suo incredibile “bouquet” di proprietà esiste solo in una piccola striscia di terra calabrese e da nessun’altra parte al mondo. Ma perché proprio qui?
La risposta sta nelle condizioni ambientali straordinarie di questa terra. Immaginate un luogo dove non fa mai troppo caldo né troppo freddo, dove soffia una brezza regolare e il sole è una presenza costante per gran parte dell’anno. È proprio ciò che accade lungo la fascia costiera di Reggio Calabria, dove cresce il bergamotto.
In questa zona, l’equilibrio tra temperature diurne e notturne crea un ambiente stabile e favorevole — quello che gli esperti definiscono un “microclima”: un insieme di fattori atmosferici e ambientali rari e difficilmente replicabili altrove. Anche il suolo ha caratteristiche peculiari che, unite a queste condizioni, permettono al bergamotto di sviluppare tutte le sue qualità più pregiate. E se il tipo di terreno può variare leggermente lungo la costa, le condizioni generali restano sorprendentemente uniformi.
Il lembo di costa che va dall’imbocco dello Stretto di Messina fino alla parte più alta della Locride è un’area relativamente ristretta accomunata da una straordinaria omogeneità ambientale. Il segreto di tale armonia perfetta? Le correnti marine dello Stretto. Spingendo masse d’aria a temperatura costante dal mar Tirreno verso lo Jonio, queste correnti generano una sorta di “aria condizionata naturale” che mantiene il paesaggio sempre temperato e stabile.
È grazie all’incontro irripetibile tra sole, venti, mare e terra al centro esatto del Mediterraneo che il Bergamotto di Reggio Calabria ha potuto sviluppare aromi, principi attivi e proprietà salutari che non esistono in nessun altro luogo del pianeta.
Più che un semplice agrume, è il simbolo vivente di un territorio: il frutto di un equilibrio rarissimo tra natura e geografia, reso possibile solo qui, in questo angolo speciale di Calabria.
Origini misteriose
Le scarse notizie storiche hanno fatto supporre che la pianta fosse stata creata contemporaneamente al suo utilizzo nell’industria profumiera, alla fine del Seicento. Il suo essere una pianta ibrida ha ostacolato l’identificazione tra le fonti storiche.
Recenti ricerche archeobotaniche hanno individuato:
• Componenti di profumo con oli di bergamotto in manufatti dell’età del Bronzo a Pyrgos (Cipro)
• Essenza di bergamotto in una tomba egizia
• Un balsamario con effluvio di bergamotto in una sepoltura romana a Salerno
Il mondo antico e gli agrumi
Il cedro fu il primo agrume coltivato nel Mediterraneo, importato dagli ebrei dopo la cattività babilonese. La Calabria conserva una delle più antiche raffigurazioni: un cedro accanto a una menorah nel mosaico di una sinagoga del IV secolo d.C. a Bova Marina.
Gli Arabi incentivarono la coltivazione degli agrumi in Occidente dopo la conquista di Spagna e Sicilia (VIII-X secolo), introducendo l’arancio amaro (“narargi”, che in dialetto reggino divenne “rangiu”). Reggio fu una delle prime città italiane a conoscere aranci e limoni, con una consistente comunità musulmana che nel 956 innalzò una moschea.
XIV SECOLO
Nel Trecento si moltiplicano le testimonianze sulla presenza di agrumi nella Penisola. Lo Statuto di Fermo del 1379 menziona quattro specie: Malorum aurantiorum, Citri, Pomi Adae e Limoncelli. Anche Boccaccio descrive un giardino colmo di agrumi all’inizio della Terza Giornata del “Decameron”.
Secondo il botanico seicentesco Giovan Battista Ferrari, proprio in questo secolo l’albero di bergamotto sarebbe comparso nel Sud Italia, identificato come Limon pusillus calaber, importato dalle aree più meridionali della Calabria. La leggenda vuole che Renato d’Angiò abbia conosciuto l’essenza del frutto intorno al 1431, durante una campagna in Italia, grazie a dei monaci presso una non meglio identificata abbazia vicino Bergamo.
XV SECOLO
Nicolò Speciale, nel Quattrocento, ricorda i meravigliosi aranci amari del palazzo della Cuba a Palermo, distrutti nel 1325 da Carlo duca di Calabria (unico figlio di re Roberto d’Angiò “il Saggio”: “Duca di Calabria” era il tradizionale titolo dell’erede al trono del Regno di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie). Nello stesso secolo, grazie ai portoghesi, arriva in Europa l’arancio dolce, chiamato ancora oggi “portogallo” nel Meridione. Vasco De Gama, nel 1498, testimonia la presenza di arance dolci in India.
Il racconto più celebre sull’origine del bergamotto si trova nel “Compendio della Storia ecclesiastica antica e moderna della Calabria” del cantore Giuseppe Morisani (1755), il quale attribuisce l’introduzione del frutto in Europa a Cristoforo Colombo, proveniente dalle Canarie. A Reggio Calabria, secondo la tradizione, fu piantato sul finire del Quattrocento in un giardino dei signori Valentino, che lo acquistarono “per diciotto scudi” da un moro di Spagna di nome Criolo (forse creolo).
XVI SECOLO
Nel Cinquecento gli agrumi entrano in cucina: Bartolomeo Scappi (1500–1577), cuoco di Papa Pio V, nel suo trattato del 1570 intitolato “Opera”, considerato un’enciclopedia della cucina rinascimentale (contiene oltre mille ricette e include la prima raffigurazione di una forchetta), menziona i “bergamini confetti”, probabilmente bucce candite: nel 1536 egli prepara “sei libbre” di questi dolci per un banchetto in onore dell’imperatore Carlo V di Spagna. Bernardo Buontalenti (1531–1608), architetto, scultore, pittore, ingegnere militare e scenografo (secondo diverse fonti fu lui a inventare il gelato così come lo conosciamo oggi, nel 1565, alla corte di Caterina de’ Medici) crea un sorbetto che forse prevede il bergamotto: nel 1559, in occasione di una sontuosa festa organizzata dal granduca Cosimo I de’ Medici in onore del solito Carlo V di Spagna, Buontalenti presenta la sua nuova ricetta “il candiero”, una crema fredda a base di zucchero, latte, panna, uova e un tocco di vino, «aromatizzata con bergamotto, limoni e arance» (questo composto divenne poi la base della celebre “crema Fiorentina”, conosciuta anche come “gelato Buontalenti”, ancora oggi apprezzata nelle migliori gelaterie di Firenze). La presenza del bergamotto è riportata da alcuni storici — fra i quali il prof. Pasquale Amato (“Storia del bergamotto di Reggio Calabria. L’affascinante viaggio del Principe degli agrumi”, Città del Sole Ed. 2005) — ma è controversa, e in effetti ancora nel 1513 l’agronomo spagnolo Gabriel Alonso de Herrera (1470–1539) non menziona il bergamotto nel suo celebre, ricchissimo trattato Obra de Agricultura.
Storici come Alberti e Barrio descrivono agrumi nei giardini baronali, ma li dicono assenti lungo le coste reggine, costantemente minacciate dai turchi (la città fu saccheggiata nel 1512 dal famoso condottiero turco Khayr al-Dīn, più noto con il soprannome di Barbarossa; nel 1526 il turco attacca nuovamente Reggio, ma questa volta subisce lo scacco ed è costretto a rivolgere le sue mire altrove. Nel 1594 la città viene nuovamente saccheggiata da Scipione Sinan Cicala, un rinnegato convertitosi all’islam. ).
XVII SECOLO
Marcantonio Politi (1541–1626), medico e scrittore reggino, nella “Cronica della nobile fedelissima città di Reggio” pubblicata nel 1617 descrive Reggio Calabria ricca di “narangi, limoni e cedri di diverse maniere”, forse inclusivi del bergamotto. Gian Battista Ferrari (1584–1655) nel trattato “Hesperides sive malorum aurcorum coltura et usus”, pubblicato nel 1646, descrive un «aurantium stellatum et roseum» che si trova nel giardino del Conte di Nola a Napoli e che, secondo alcuni botanici, potrebbe identificarsi con il bergamotto. Vincenzo Tanara, agronomo bolognese, pubblica nel 1648 “L’economia del cittadino in villa”: in essa troviamo un elenco di agrumi fra i quali una «lumia a foggia di pera bergamotta col piede lungo di Caserta»: è la prima testimonianza di un agrume con la forma di pera bergamotta.
Nel Seicento, gli agrumi diventano bene di lusso e soggetto di nature morte. Il bergamotto si afferma nella profumeria grazie a Francesco Procopio dei Coltelli (1651–1721), cuoco italiano di origine siciliana noto a Parigi col nomignolo di Le Procope; giunge alla corte di Re Luigi XIV portando con sé essenze di limone, arancio e bergamotto, con le quali confeziona sorbetti, granite e l’antesignano del gelato, ottenuto sostituendo il miele con lo zucchero e mescolando sale nel ghiaccio in giuste quantità. Luigi XIV loda pubblicamente le sue “acque gelate” (granite), concedendo di fondare nel 1686 il più antico caffè del mondo: il “Café Procope”, a Parigi. Il profumiere Simon Barbe pubblica nel 1699 la prima «essence de bergamote» nel suo celebre trattato sui profumi e sulla profumeria.
Giovanni Paolo Feminis (1660–1736), emigrato in Germania, crea l’aqua admirabilis, profumo persistente a base di bergamotto. L’uso dell’essenza si diffonde per contrastare i cattivi odori, in un’epoca in cui l’acqua era vista con sospetto.
XVIII SECOLO
Giovanni Maria Farina (1685–1766), cugino del Feminis, crea tra il 1704 e il 1709 la Kölnisch Wasser (Acqua di Colonia); così Farina descrive il suo profumo in una lettera inviata al fratello nel 1708: «Il mio profumo è come un mattino italiano di primavera dopo la pioggia: ricorda le arance, i limoni, i pompelmi, i bergamotti, i cedri, i fiori e le erbe aromatiche della mia terra. Mi rinfresca e stimola sensi e fantasia». A Norimberga, il mercante e botanico Johann Christoph Volckamer (1644–1720) pubblica nel 1714 disegni tecnici del bergamotto nel suo trattato “Hesperidium norimbergensium sive de malorum citreorum, limonorum, aurantiorumque cultura et uso”.
La regina vedova di Polonia Maria Casimira visita Roma per il Giubileo del 1700; il 2 aprile incontra il Papa e visita la tomba di San Pietro. Il cardinale Carlo Barberini organizza un ricevimento, e ci rimane la particolareggiata descrizione delle portate e dell’allestimento: «Di agrumi poi pompeggiavano tré trionfi a piramide, tutti parimente abbelliti di fiori freschi con Cedri, Cedrati di Firenze, Aranci di Portogallo, Bergamotte, Lumie, Spadafora (…) Pere Bergamotte». Luigi Einaudi (1874–1961) secondo Presidente della Repubblica Italiana, in un articolo sul Corriere della Sera del 17/10/1915 critica la barbarie della guerra moderna e la confronta con esempi di lealtà cavalleresca dei tempi passati citando Vittorio Amedeo II di Savoia (1666–1732) che nell’agosto 1706 fa al duca di Feuillade il seguente omaggio registrato negli albi di corte: «Al confitturiere di Madama reale, Sigismundo Vilver, per prezzo d’agro di bergamotto, con otto vasi per riporlo dentro, e mandato, d’ordine di S.A.R. con altre robbe di rigallo al sig. duca della Feuillade, comandante dell’armata di Sua Maestà Cristianissima: lire 71,16». Nel 1716 Francesco Treclo, notaio collegiato di Verona, invia al dottor Biagio Ghedini una lettera nella quale fa ampia relazione sul passaggio dell’Elettore di Baviera, Massimiliano II, a Verona; la lunghissima missiva, datata 1 febbraio 1716, dà conto di un sontuoso banchetto offerto in onore del Principe, e vi si dice: «…Fu peccato che, nel tumulto della moltitudine non fossero questi frutti bene osservati: perché parlando degli agrumi c’era quantità di bergamote sì grandi, che io non so di aver vedute le simili».
Domenico Spanò Bolani, storico e politico calabrese (1815–1890), riporta che fu Carlo Menza, canonico non meglio identificato, a importare la prima pianta di bergamotto a Reggio Calabria nel 1726 (cfr. Nota 1 in basso). Nel 1743 il frutto è registrato su un documento catastale: Francesco Tigano, nel valutare il prezzo di un fondo “di proprietà di don Vincenzo Gatto” venduto al Sacro Monte di Pietà di Reggio, dichiara che è coltivato a gelsi “con inserti di bergamotto”. Nel 1745, nel giardino di Giuseppe Felice Trimarchi, sito a Santa Caterina del Trivio (chiesa del quartiere reggino che poi prenderà appunto il nome di Santa Caterina), è segnalata la presenza di un «piede di bergamotto» che, insieme a un albero di «celso bianco con due carichi di fronda», è stimato valere «appena due ducati». Altri impianti vengono segnalati a Monserrato in Sardegna (1758). Nel 1763 si documenta la prima attività estrattiva: «dieci libbre di spirito di bergamotto, corrispondenti a quasi 5 chili di buona qualità» sono il quantitativo che Giovanni Costantino e mastro Ignazio Candiloro s’impegnano a consegnare a Domenico Iaria «entro il mese di settembre» del 1764. Henry Swinburne (1743–1803), autore di “Travels in the Two Sicilies”, annota che i reggini «esportano con profitto in Francia e a Genova essenza di limone, arancio e bergamotto. Questa viene estratta sbucciando il frutto con un coltello largo e strizzando la buccia non pinze di legno su una spugna: quando la spugna è satura, il liquido viene raccolto in fiale e venduto a quindici carlini l’oncia. Il caput mortuum viene dato ai buoi e la polpa serve per fare sciroppi».
FINE SETTECENTO
Lo sviluppo della coltura modifica il paesaggio, sostituendo i gelsi coi bergamotteti. I profitti creano nuove figure professionali: potatori, “spiritari”, raccoglitori, artigiani di tabacchiere. La costa ionica resta priva di agrumeti fino alla fine del Settecento. La coltivazione nell’area di Bova inizia nell’Ottocento, grazie ai Baroni Nesci.
XIX SECOLO
Nel 1804, con la pubblicazione dal titolo “Della balsamica virtù dell’assenza di bergamotto nelle ferite”, il medico Francesco Calabrò dimostra l’efficacia del bergamotto per ferite, infezioni, reumatismi e malattie respiratorie (cfr. Nota 1 in basso). Nell’area del basso Jonio è già norma utilizzare i residui della lavorazione del bergamotto, il “pastazzo”, come inerti da mescolare nella preparazione di malte, al fine di ottenere intonaci di un colore giallo caldo e tenue, e dal profumo sempre fresco, ritenuto purificante.
Nel 1806, Giovanni Maria Farina (nipote) lancia l’Eau de Cologne Jean Marie Farina. Le eau de toilette conquistano il pubblico sin dalla loro prima apparizione sul mercato, soppiantando definitivamente l’aceto aromatizzato, impiegato fino a quel momento anche a scopi terapeutici. Le donne parigine fanno addirittura il bagno nell’Acqua di Colonia, spinte anche dalla moda lanciata da Napoleone, che ne è consumatore sfrenato, da lui stesso soprannominata “mon parfum”. (Si racconta che ne usasse svariati litri al giorno, come profumo ma anche come bevanda; in caso di malessere, vi scioglieva una zolletta di zucchero riprendendo l’antica usanza dei greci di aromatizzare il vino.) I francesi cominciano così a impiegare l’Acqua di Colonia per profumare qualsiasi cosa, generando una enorme confusione tra cibi, profumi e farmaci. Il decennio di dominazione francese in Calabria stimola in modo prepotente la coltivazione del bergamotto, dal momento che l’abolizione della feudalità ha rafforzato la consistenza economica di un emergente ceto di dinamici operatori locali.
Nel 1818, Antoine Joseph Risso classifica ufficialmente il bergamotto come Citrus aurantium bergamia.
Nel 1830 nasce il tè Earl Grey, una varietà di tè nero, aromatizzato al bergamotto, che regala la leadership commerciale alla Twinings. L’olio di bergamotto diventa ingrediente delle caramelle di Nancy (bonbons à la bergamote) celebri ancora oggi. L’esempio dell’industria dolciaria viene emulato da note case di superalcolici inglesi e statunitensi (Chicago honeydew, Love perfect, Lucia’s Elixir, Rifle Corps elixir) e anima un proficuo mercato di liquori realizzati esclusivamente con il bergamotto.
Nel 1844 Nicola Barillà inventa la Macchina Calabrese per estrarre industrialmente l’essenza. I bergamotteti si estendono attorno a Reggio, anche grazie al porto franco di Messina, che ne favorisce l’esportazione in Europa, India e Stati Uniti.
NOTA 1 – Nella tesi di laurea all’Università di Pavia nel 1802 di Francesco Calabrò troviamo quella che, fino a oggi, rappresenta la più antica testimonianza sulle origini del Bergamotto a Reggio: “Il frutto Bergamotta, da cui si estrae l’essenza, appartiene a un Albero del genere degli agrumi… Originario dell’isola Berbados, secondo che dice Tree Hughes. Noi non sappiamo l’origine di questo albero, né come si è qui per la prima volta introdotto: si dice però da’ nostri più antichi del paese, ch’esistevano da lunga pezza alcuni pochi alberi di Bergamotto in qualche giardino di alcuno di questi proprietarj, che piuttosto ad oggetto di bellezza si coltivavano che di interesse. Che se i proprietari suddetti ne facevano spremere l’essenza del frutto di questo albero, i più delle volte la medesima restava invenduta, per mancanza di ricerca, e solo quella picciola quantità da loro si vendeva, che per caso veniva richiesta d’alcuni esteri, che per questi luoghi eran di passaggio, la quale in allora veniva da essi pagata al prezzo di ducati quattro la libbra. La premura quindi degli esteri medesimi in ricercare l’essenza sudetta, determinò per la prima volta verso il 1750 il Cavaliere Sig. d. Niccola Parisi a riguardarla come oggetto d’interesse e d’industria, onde nel suo specioso Fondo, sito a’ Giunghi, ne moltiplicò gli alberi. Molti altri proprietarj dall’esempio del sig. Parisi guidati, e dal pingue guadagno che se ne ritraeva in quei tempi della vendita dell’essenza in quistione, ne moltiplicarono anch’essi in maniera il numero degli alberi, che in pochi anni l’industria si fece generale…”.
Questa notizia viene ripresa da Domenico Spanò Bolani nella sua fondamentale “Storia di Reggio Calabria dai tempi primitivi fino all’anno di Cristo 1797”, pubblicata a Napoli nel 1857. In essa, nell’appendice del 2° volume, in una nota esplicativa di un poemetto latino su Reggio composta da Michelangelo Naldi, si trova detto da parte dello stesso Naldi: “La particolarità che veramente abbella Reggio ed i luoghi circostanti è la copia degli agrumi; e se la Sicilia, Sorrento, Portici, e altro clima dolcissimo ne abbonda, le loro sessantasei varietà, che come in uno specchio vedi raccolte nell’ammirevole villetta del gentilissimo Signor Vincenzo Musitano, che ha gusto del bello, sono solo privilegio di quella contrada. Il bergamotto, che ha le sue specie variegato, cedro, limo, ed è anche un capo di ricchezza, si trapiantò in Reggio per Carlo Menza, che prima o dopo del canonicato datogli nel 1726, dall’Italia ne portò l’innesto, il quale si fa a pezza o ad occhio; e portò pure una vite di Nocera che fu subito propagata. I fiori dall’arancio colà son detti zàgari. A comprendere tutta la famiglia degli agrumi, che aromatizzano quell’aria, mi son valuto della simiglianza che, secondo Virgilio, ha col laurus”.
Qui subentra Spanò Bolani: “A questa nota del Naldi credo acconcio aggiungere quel che dice il mio cultissimo amico e concittadino Antonino Màntica in un suo discorso letto nella Società Economica di Reggio: «È per la bocca di tutti, e con particolarità presso i nostri villani, un racconto sul bergamotto. Si volle e si vuole costantemente che un tal Vazzana, detto per soprannome Rovetto, non più che un secolo e pochi lustri indietro, essendo stato a Roma ha veduto nelle stufe e serbatoi questa pianta, alla quale era apposto il titolo di bergamotto. Ne chiese l’origine, e gli s’indicò come indigena di Bergamo, donde portata in Roma si esponeva in vendita. Il Vazzana, fattone l’acquisto di varie piante, le introdusse in Reggio sua patria, trapiantandole in un suo fondo in Santa Caterina, ove si cominciarono a fare i primi innesti sull’arancio amaro, e da dove si propagarono per i diversi proprietarii. Nondimeno può stare che dall’isola Barbada furon portate a Bergamo, dalla quale città per la via di Roma si sono introdotte a Reggio, e bergamotti furon perciò chiamate. Certo si è però, per quanto si sa, che né in Roma né in Bergamo si produce affatto questo frutto, né tampoco nell’isola Barbada, mentre non si ha notizia di tale produzione in alcuna parte dell’America, né altrove. La natura talvolta vuole anche schiribizzare nelle sue produzioni, ed aggiungere delle nuove alle antiche piante formando delle terze specie; come forse lo fa pel bergamotto, che è creduto un ibrido nato dal limone e dall’arancio». Sin qui il Mantica; ma il nostro dotto, virtuoso e rispettabile medico Francesco Calabrò, in un suo opuscolo Della balsamica virtù del bergamotto, è di opinione che quest’albero sia veramente originario dell’isola Barbada, e così nominato per la similitudine del pero bergamotto”.
— notizie tratte da “Storia Fantastica Del Bergamotto Di Reggio Calabria”, Filippo Arillotta, Kaleidon Ed. 2021
Prime testimonianze scritte
Le prime notizie scritte del bergamotto risalgono alla fine del XVII secolo.
Secondo Giovan Battista Ferrari (1584–1655), un “Limon pusillus calaber” paragonabile all’odierno bergamotto comparve nel Sud Italia in un giardino napoletano
1693: Simon Barbe, nell’opera “Le parfumeur françois”, descrive l’«essence de bergamote»
Seicento-Settecento: L’Europa conosce il frutto con nomi diversi: citron de bergamotte, lumia bergomotta, pera bergamotta
1715: Bartolomeo Bimbi dipinge una natura morta con “pera bergamotta” per Cosimo III dei Medici (immagine sottostante)
Sviluppo della coltivazione reggina
1617: Marcantonio Politi descrive Reggio ricca di agrumi, inclusi “cedri di diverse maniere”
1726: Spanò Bolani registra (nel 1857) un innesto di bergamotto portato a Reggio dal tale prelato Carlo Menza
1743: Prima citazione in un documento catastale reggino di terreni “con inserti di bergamotto”
1750: Nicolò Parisio del Cardinale, patrizio cosentino accasato a Reggio con la nobile Anna Diano, dichiara davanti al notaio Giovan Battista Casili di aver introdotto migliorie nel suo «casino delle delizie» (sic) in contrada “Li Giunchi” mettendo a dimora «gelsi, bergamotti e altri alberi fruttiferi»
1763: Primo documento sull’attività estrattiva: contratto per dieci libbre di “spirito di bergamotto”
Qui sopra: l’illustrazione di Johann Christoph Volckamer
Tappe fondamentali
Francesco Procopio dei Coltelli (1651-1721): Cuoco siciliano che diffuse l’uso del bergamotto alla corte di Luigi XIV, creando sorbetti e un’acqua cosmetica che rivoluzionò la profumeria dell’epoca.
Giovanni Paolo Feminis (1666-1736): Profumiere di Crana che nel 1680 inventò la “aqua admirabilis” a Colonia, sfruttando il potere del bergamotto di impedire la volatilizzazione dei profumi.
Giovanni Maria Farina (1685-1766): Rielaborò l’aqua admirabilis brevettando la “Acqua di Colonia” (Kölnisch Wasser) tra il 1704 e il 1709. Nel 1708 scrisse: «Il mio profumo è come un mattino italiano di primavera dopo la pioggia: ricorda le arance, i limoni, i pompelmi, i bergamotti, i cedri, i fiori e le erbe aromatiche della mia terra».
Innovazioni
1804: Francesco Calabrò pubblica “Della balsamica virtù dell’assenza di bergamotto nelle ferite”, dimostrando l’efficacia terapeutica dell’agrume.
1844: Nicola Barillà inventa la “Macchina Calabrese”, che industrializza l’estrazione dell’olio essenziale (prima di allora la delicata operazione avveniva per pressione manuale dell’agrume su spugne naturali, collocate in appositi recipienti smaltati detti “concoline”).
1818: Antoine Joseph Risso classifica ufficialmente il bergamotto come “Citrus aurantium bergamia Risso”
1830: Invenzione del tè Earl Grey dalla Twinings, aromatizzato al bergamotto
Metà Ottocento: Sviluppo di caramelle, liquori e prodotti dolciari al bergamotto
1892: Prima crisi dei prezzi dovuta a falsificazioni e prodotti chimici sostitutivi
1999: Riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta (DOP)
Sindrome metabolica
La sindrome metabolica è un insieme di anomalie metaboliche che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Include obesità, ipertensione, iperglicemia e dislipidemia, con particolare aumento del colesterolo LDL.
Composizione bioattiva del bergamotto
Il bergamotto contiene un insieme unico di flavonoidi e glicosidi flavonoidici:
• Neoeriocitrina
• Neoesperidina
• Naringina
• Rutina
• Neodesmina
• Roifolina
• Poncirina
Il succo è particolarmente ricco di neoesperidosidi di esperetina e naringenina (melitidina e brutieridina), che contengono una frazione di 3-idrossi-3-metilglutaril con proprietà simili alle statine.
Meccanismi d’azione
Frazione polifenolica del bergamotto (BPF): Gli studi dimostrano che la BPF migliora il profilo lipidico e normalizza la pressione sanguigna nei pazienti con sindrome metabolica.
Effetti specifici:
• Modulazione dei livelli epatici di HMG-CoA reduttasi
• Miglioramento dell’escrezione degli steroli fecali
• Riduzione dell’accumulo di trigliceridi epatici
• Diminuzione della sintesi di lipoproteine contenenti apoB
• Effetti antiossidanti e antinfiammatori
Disfunzione endoteliale: La BPF potrebbe migliorare la funzione dell’ossido nitrico sintetasi endoteliale (eNOS), riducendo la disfunzione endoteliale associata alla sindrome metabolica.
Evidenze cliniche
Studi sperimentali ed epidemiologici hanno confermato l’efficacia del bergamotto nel:
• Ridurre i livelli di colesterolo e trigliceridi
• Migliorare la tolleranza al glucosio
• Normalizzare la pressione arteriosa
• Contrastare i processi infiammatori
• Esercitare attività antisettica e antibatterica
La ricerca moderna conferma le proprietà terapeutiche del bergamotto, aprendo nuove prospettive per il trattamento della sindrome metabolica e delle malattie cardiovascolari, consolidando così il valore di questo prezioso frutto calabrese che ha attraversato i secoli mantenendo intatto il suo fascino e la sua importanza economica e scientifica.
Il profumo che diventò sapore: il bergamotto secondo Fabio Campoli
C’è stato un tempo in cui il bergamotto era relegato al mondo della cosmetica, prigioniero della sua sola fragranza, confinato ai flaconi di profumo, alle essenze, ai ricordi agrumati di un Sud che profumava di antico. Come un musicista al quale fosse concesso di suonare una sola nota della sua sinfonia.
Il Bergamotto di Reggio Calabria — agrume raro e prezioso, figlio unico di una striscia di terra tra Villa San Giovanni e Monasterace — sembrava destinato a restare ignorato dalle cucine e dalle tavole. Troppo aromatico, troppo complesso, troppo difficile da domare.
Eppure, come spesso accade con i grandi ingredienti, è bastato uno sguardo nuovo, una mano esperta, una mente curiosa per riscrivere il destino. Tra i primi a crederci c’è stato Fabio Campoli.
Chef, imprenditore, volto televisivo (ormai storiche le sue apparizioni in programmi come “Uno Mattina”, “La Prova del Cuoco” e “Check-Up”), docente, opinion leader: Campoli è molto più di un cuoco. È un narratore di sapori, un artigiano della cultura gastronomica, un interprete del cibo come linguaggio universale. Con oltre vent’anni di esperienza tra fornelli, palinsesti RAI e Mediaset e Alice TV, consulenze scientifiche e progetti editoriali, ha trasformato la cucina in un ponte tra tradizione e innovazione, territorio e creatività.
Ma è nel 2011 che la sua storia si intreccia indissolubilmente con quella del bergamotto: ricevendo la nomina di Ambasciatore dall’Accademia del Bergamotto di Reggio Calabria, Campoli ha abbracciato la missione di diffondere la cultura di questo agrume straordinario, scoprendone le potenzialità culinarie ancora inesplorate. Un riconoscimento che ha segnato l’inizio di un viaggio appassionato: studio, sperimentazione, divulgazione. Campoli ha “perlustrato” il bergamotto non solo come sapore, ma come universo: tra nutraceutica, salute, olfatto e — finalmente — cucina.
Le ricette proposte a seguire nascono da questo percorso. Sono il frutto di anni di prove, intuizioni, esperimenti. Non semplici piatti, ma racconti aromatici, dove le note acidule e complesse del Citrus Bergamia si intrecciano con ingredienti e tecniche moderne, aprendo nuove strade nel food contemporaneo e nell’alta pasticceria. Un invito a scoprire le meraviglie ancora celate e le virtù poco note di un ingrediente che, studiato e utilizzato nelle dosi e maniere appropriate, può trasformare completamente l’esperienza del gusto.
Un tempo “inadatto ai fornelli”, oggi il Bergamotto di Reggio Calabria dimostra la sua versatilità proponendosi come componente d’avanguardia. Anche grazie alla visione di grandi professionisti come Fabio Campoli, che con passione e rigore ne ha rivelato le promesse silenziose, rendendolo protagonista di una nuova narrazione gastronomica.
Benvenuti in questo viaggio tra sapori e profumi. Il bergamotto vi sorprenderà.
Le ricette sono tratte dal libro “Bergamotto.0” (Iiriti Editore, 2014) e sono state realizzate con il contributo di Patrizia Forlin, Virginia Giusti, Armando Albanesi, Sara Albano, Omar Religi e Francesca Quattrone.
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Libri e monografie
AA.VV. – “Bergamotto.0”, Iiriti Editore, Reggio Calabria, 2014.
Amato, Pasquale – “Storia del Bergamotto di Reggio Calabria. L’affascinante viaggio del ‘Principe degli Agrumi’”, Città del Sole, Reggio Calabria, 2005.
Spinelli, Giuseppe; La Face, Francesco – “Studio sul bergamotto”, Grafiche Sgroi, Reggio Calabria, 1968.
Focà, Alfredo; Calabrò, Francesco; Anzalone, Bruno – “Francesco Calabrò. Medico, patriota, autore dei primi studi sul bergamotto-Della balsamica virtù dell’essenza di bergamotta nelle ferite (rist. anast. 1804)”, Laruffa, 1998
Mollace, Vincenzo et al. – “Hypolipemic and Hypoglycaemic Activity of Bergamot Polyphenolic Fraction: From Animal Models to Human Studies”, Fitoterapia, 2011.
Mollace, Vincenzo et al. – Studi dell’Università Magna Graecia di Catanzaro sui benefici cardiovascolari e metabolici del bergamotto.
Focà, Alfredo – “Dell’essenza di bergamotto”, Franco Pancallo Editore, 2005
Focà, Alfredo – “Umberto Zanotti Bianco in Aspromonte”, Iiriti Editore, Reggio Calabria, 2014.
Janda, Elzbieta et al. – “Ricerca sui polifenoli del bergamotto e l’inibizione della formazione di grasso epatico”, Antioxidants, 2024.
Corasaniti, M. T. et al. – “Protective Effects of Bergamot Oil on Neurological Disorders”, British Journal of Pharmacology, 2007.
Di Donna, De Luca, Mazzotti, Napoli, Salerno, Taverna, Sindona – “Statin-like Principles of Bergamot Fruit (Citrus bergamia): Isolation of 3-Hydroxymethylglutaryl Flavonoid Glycosides”, Journal of Natural Products, 72(7), pp 1352-1354, 2009.
Leopoldini, Malaj, Toscano, Sindona, Russo – “On the Inhibitor Effects of Bergamot Juice Flavonoids Binding to the 3-Hydroxy-3-methylglutaryl-CoA Reductase (HMGR) Enzyme”, Journal of Agricultural and Food Chemistry, 58(19), pp 10768-10773, 2010.
PLOS ONE – “Gli effetti antitumorali del succo di bergamotto” (https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0061484)
Bagetta, Giacinto (Università della Calabria); Bonanno, Guido (Università di Genova) – “Studi sull’aromaterapia e uso dell’olio essenziale di bergamotto per il trattamento dell’agitazione nei pazienti con demenza”.
Spinelli, Roberto; Sandicchi, Mariella – “Il bergamotto e altri agrumi in gastronomia”, Laruffa, Reggio Calabria, 2000.
Fonti istituzionali e tecniche
Consorzio di Tutela del Bergamotto di Reggio Calabria, Disciplinare D.O.P.
Ministero dell’Agricoltura (MASAF), Scheda prodotto D.O.P.
FAO, “Citrus bergamia: A Report on Production and Economic Potential”, 2016.
Norwich Medical School (University of East Anglia) – Ricerche sui benefici nutraceutici del bergamotto.
Walker, Ross (Australia) – Database di oltre 10.000 pazienti trattati con bergamotto per problemi cardiologici.
Università di Ulm (Germania) – Pubblicazioni sugli effetti del bergamotto contro la demenza e l’Alzheimer.
Opere Storiche Fondamentali
Ferrari, Giovanni Battista – “Hesperides sive de malorum aureorum cultura et usu. Libri Quatuor”, con illustrazioni di Nicolas Poussin, Roma, Hermanni Scheus, 1646.
Risso, Antoine Joseph; Poiteau, Alexandre – “Histoire Naturelle des Orangers”, 1818-1822.
Volckamer, Christofer – “Nurbergisches Esperidi”, 1708.
Swinburne, Henry – “Viaggio in Calabria (1777-1778)”, Ursini ed., CZ, 1977.
Altre fonti
– Aspetti botanici e agronomici: archivi dell’ex Stazione Sperimentale di Reggio Calabria.
– Ricerca farmacologica: Database dell’Università Magna Graecia di Catanzaro (Prof. Mollace).
– Applicazioni culinarie: opere di chef ambasciatori come Fabio Campoli e Iginio Massari.
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